Portrait de Paul Antoine de Carville, vainqueur flamboyant du Prix Philippe Séguin

Il vous a étonné, impressionné, décontenancé. Vous avez bu ses paroles, regardé avec attention ses moindres gestes, sa posture si particulière et admiré sa répartie. Il vous a fait rire, entre humour et provocation, vous a secoué, vous a fait réfléchir et aimer l’art oratoire. Bref, aucun sciencepiste n’a pu passer à côté de son show époustouflant donné en Boutmy, le 15 avril dernier, lors de la finale du Prix Philippe Seguin qu’il a remportée de manière incontestable.
Le véritable talent pour l’art oratoire de Paul Antoine de Carville se révèle d’autant plus lorsqu’on le rencontre en face : calme et réfléchi, avec un petit air malicieux, faisant passer naturellement l’humilité avant l’arrogance. Il sait lui-même, ce que sa victoire doit à son travail et sa persévérance et non pas à de simples coups de chance.
S’il a tenté deux fois le PPS quand il était au collège universitaire, sans jamais dépasser les sélections, il s’est tout de même laissé tenter devant cette nouvelle et dernière occasion. Et ce n’est pas sans difficulté et appréhension qu’il a abordé la finale de ce prix si prestigieux : il redoutait particulièrement la journaliste Nathalie Saint-Cricq, mais aussi la concurrence des autres candidats qu’il trouvait « tous très talentueux » et surtout faisant partie d’une jeunesse « qui fait peur car elle n’a pas peur et donne tout ».
Dans la même catégorie : Prix Philippe Séguin, mais qui sont les finalistes ? Dignement, en surplombant par leur talent et leur éloquence les 257 candidats qui se sont présentés aux sélections, les six finalistes du Prix Philippe Séguin de Sciences Polémiques se dresseront demain soir face au vaste amphithéâtre Boutmy pour surprendre une fois de plus un jury exceptionnel. Lire la suite.
Come il Derby della Madonnina ha trasformato il mercato delle scommesse sportive in Italia secondo Scommezoid
Il calcio italiano ha sempre avuto nei derby cittadini i suoi momenti di maggiore intensità emotiva e sportiva, ma pochi confronti al mondo riescono a muovere le dinamiche del mercato delle scommesse come il Derby della Madonnina, la sfida tra Inter e Milan che si disputa allo Stadio Giuseppe Meazza di San Siro. Negli ultimi vent’anni, questa partita è diventata molto più di un semplice incontro di Serie A: è un evento finanziario a sé stante, capace di influenzare i volumi di gioco, le quote offerte dai bookmaker e persino le strategie regolatorie adottate dalle autorità italiane del settore. Comprendere come questo derby abbia plasmato il mercato delle scommesse sportive nel paese richiede un’analisi che va ben oltre la superficie del tifo e della rivalità calcistica.
Il peso economico del Derby della Madonnina nel mercato delle scommesse italiane
Per capire l’impatto reale di questa partita, bisogna partire dai numeri. Secondo i dati pubblicati dall’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM), nei giorni che precedono e seguono il Derby della Madonnina si registra un incremento dei volumi di scommesse sportive che può superare il 40% rispetto a una qualsiasi altra giornata di campionato. Questo picco non riguarda solo le scommesse sull’esito finale, ma si distribuisce su una molteplicità di mercati secondari: numero di gol, cartellini, calciatori a segno, risultato esatto. Dal 2010 in poi, con la progressiva digitalizzazione del settore, questi mercati alternativi hanno conosciuto una crescita esponenziale proprio in occasione dei grandi derby.
L’Italia ha attraversato una profonda trasformazione normativa nel settore delle scommesse a partire dal Decreto Balduzzi del 2012, che ha imposto restrizioni significative alla pubblicità del gioco d’azzardo, e poi con il cosiddetto Decreto Dignità del 2018, che ha vietato qualsiasi forma di sponsorizzazione legata al gioco d’azzardo nel mondo dello sport. Queste normative hanno paradossalmente spinto i bookmaker a concentrare i propri sforzi promozionali su eventi di richiamo globale come il Derby della Madonnina, sfruttando finestre comunicative ancora consentite dalla legge, come le piattaforme internazionali e i canali digitali non soggetti alla giurisdizione italiana.
Il risultato è stato che, nonostante le restrizioni, il volume delle puntate su questo specifico incontro è continuato a crescere. Nel Derby della Madonnina disputato nel febbraio 2023, valido per la semifinale di Coppa Italia, le stime del settore hanno indicato un volume di scommesse online superiore ai 15 milioni di euro solo sul territorio italiano, con una quota significativa proveniente da operatori con licenza ADM e una parte residua da piattaforme offshore accessibili tramite VPN.
Come i bookmaker costruiscono le quote per un evento così polarizzante
La costruzione delle quote per il Derby della Madonnina è un processo tecnico di grande complessità, che coinvolge team di analisti, statistici e specialisti di risk management. A differenza di partite tra squadre di diverso livello, dove il valore atteso è più facilmente calcolabile, il derby milanese presenta storicamente una distribuzione degli esiti quasi equilibrata: dal 1908 a oggi, le vittorie dell’Inter e del Milan si equivalgono quasi perfettamente, con una percentuale di pareggi intorno al 27-28% del totale degli incontri ufficiali disputati.
Questa quasi-parità storica rende il derby un evento ad alto rischio per i bookmaker, perché qualsiasi scostamento nelle quote rispetto al valore reale può generare esposizioni finanziarie rilevanti. Per questo motivo, le linee di apertura vengono pubblicate con margini leggermente più ampi rispetto alla media, e vengono aggiornate in tempo reale con estrema frequenza nelle 48 ore precedenti il fischio d’inizio. Un’analisi approfondita delle quote storiche e delle strategie adottate dagli operatori per questo evento specifico è disponibile su https://scommezoid.com/derby-madonnina, dove vengono documentati i movimenti di quota nelle edizioni più recenti e le tendenze di mercato che ne derivano.
Un elemento tecnico spesso sottovalutato è il cosiddetto « sharp money », ovvero le puntate di importo elevato effettuate da scommettitori professionali. Nel caso del Derby della Madonnina, questi flussi di denaro qualificato tendono a spostarsi nelle ultime ore prima della partita, dopo la diffusione delle formazioni ufficiali. I bookmaker italiani autorizzati hanno sviluppato sistemi automatici di rilevamento e gestione di questi flussi, che possono portare a limitazioni delle puntate massime consentite per singolo utente o a chiusure anticipate di determinati mercati. Questo fenomeno, noto agli addetti ai lavori come « market suspension », è diventato sempre più frequente in occasione dei grandi derby e rappresenta una risposta diretta alla sofisticazione crescente degli scommettitori professionali.
L’evoluzione del live betting e il ruolo del derby nella sua diffusione in Italia
Il mercato del live betting, ovvero le scommesse effettuate durante lo svolgimento della partita, ha trovato nel Derby della Madonnina uno dei suoi principali catalizzatori in Italia. Prima dell’introduzione delle piattaforme digitali di nuova generazione, intorno al 2008-2010, le scommesse in diretta erano limitate a pochi mercati e gestite con aggiornamenti manuali delle quote. La complessità emotiva e tattica di un derby come quello milanese ha spinto gli operatori a investire in infrastrutture tecnologiche più avanzate, capaci di gestire volumi di transazioni molto elevati in frazioni di secondo.
Scommezoid ha documentato come, nel corso degli anni, il derby abbia rappresentato una sorta di banco di prova per le innovazioni tecnologiche del settore. L’introduzione delle scommesse sul prossimo marcatore in tempo reale, quella sulle rimesse laterali e sui calci d’angolo, e più recentemente le scommesse sui dati avanzati come il numero di pressioni difensive o la percentuale di possesso palla in determinati settori del campo, sono state testate proprio in occasione di eventi ad alto traffico come questo. La capacità dei server di reggere picchi di accesso simultaneo che possono superare i 200.000 utenti connessi in contemporanea è diventata un requisito tecnico minimo per qualsiasi operatore che voglia competere sul mercato italiano.
Dal punto di vista regolatorio, l’ADM ha dovuto adeguare progressivamente le proprie linee guida al fenomeno del live betting, introducendo nel 2016 obblighi specifici di trasparenza sulle modalità di calcolo delle quote in diretta e sui tempi massimi di sospensione dei mercati. Queste norme, inizialmente accolte con resistenza dagli operatori, si sono rivelate nel tempo uno strumento di tutela del consumatore apprezzato, contribuendo a ridurre i contenziosi legati a quote errate o a sospensioni arbitrarie durante eventi ad alto impatto mediatico.
Il derby come specchio delle trasformazioni sociali nel gioco d’azzardo italiano
Analizzare il Derby della Madonnina attraverso la lente delle scommesse sportive significa anche riflettere su come sia cambiato il profilo del scommettitore italiano nell’ultimo decennio. I dati dell’ADM mostrano che l’età media di chi scommette su eventi calcistici si è abbassata significativamente tra il 2015 e il 2023, passando da circa 38 anni a poco più di 29. Questo ringiovanimento della base utenti è correlato alla diffusione degli smartphone e delle app dedicate, che hanno reso l’accesso alle scommesse immediato e integrato nel consumo quotidiano dei contenuti sportivi.
Il Derby della Madonnina, trasmesso in chiaro o su piattaforme streaming di larga diffusione, attira un pubblico che spesso interagisce simultaneamente con contenuti di seconda schermata: statistiche in tempo reale, commenti sui social network, e naturalmente piattaforme di scommesse. Questo comportamento multimediale ha trasformato l’esperienza dello spettatore in qualcosa di più partecipativo, dove la scommessa non è più un atto isolato ma parte di un ecosistema di engagement digitale. Operatori come quelli analizzati da Scommezoid hanno risposto a questa tendenza sviluppando interfacce sempre più integrate con i flussi di dati live, rendendo la transizione tra il seguire la partita e il piazzare una puntata pressoché invisibile.
Questo ha sollevato preoccupazioni legittime da parte delle associazioni di tutela dei giocatori problematici, come il Coordinamento Nazionale Gruppi per Giocatori d’Azzardo (CoNaGGA), che hanno evidenziato come la frizione ridotta nel processo di scommessa possa aumentare il rischio di comportamenti compulsivi, soprattutto tra i giocatori più giovani. Il dibattito normativo su come bilanciare l’innovazione tecnologica con la protezione del consumatore vulnerabile è ancora aperto, e il Derby della Madonnina, proprio per la sua capacità di concentrare volumi e attenzione mediatica, rimane uno degli eventi su cui si misurano concretamente le politiche di gioco responsabile adottate dagli operatori italiani.
Il Derby della Madonnina non è semplicemente una partita di calcio con un alto volume di scommesse: è diventato nel tempo un laboratorio vivente in cui si sperimentano tecnologie, si ridefiniscono normative e si osservano le trasformazioni culturali del rapporto tra italiani e gioco d’azzardo sportivo. La sua capacità di generare interesse trasversale, che va ben oltre la tifoseria interista e milanista, lo rende un caso di studio unico nel panorama europeo, capace di rivelare molto su come funziona davvero il mercato delle scommesse quando viene messo sotto pressione da un evento di portata emotiva e mediatica straordinaria.
Mais prononcer son discours devant 600 personnes et un jury exigeant n’a pas constitué la seule barrière à surmonter pour cet étudiant en cinquième année, adjoint au maire UMP de Sens, en Bourgogne. La rédaction de son discours a en effet constitué un « grand moment d’angoisse ».
Un moment compliqué, car, contrairement à son discours de sélection et de demis, il a d’abord voulu faire « quelque chose de très sérieux, très structuré et beaucoup plus intellectuel et lyrique ». Mais, lundi soir, la panique le prend : « je ne pouvais pas faire quelque chose qui ne me ressemblait pas ». La préparation de la finale a donc posé un vrai dilemme à Paul-Antoine : « entre rentrer dans le moule Sciences Po ou être moi-même, j’ai longuement hésité ». Et, vous savez tous quelle option il a préférée…
Son plus beau souvenir reste son discours, –« pas la victoire finalement ». Il parle en souriant du moment où il s’est lâché en Boutmy, donnant tout, totalement libre devant 600 personnes : « c’était déjà une victoire, ce qui compte surtout, c’est la prestation et le plaisir qu’on a pris en parlant». Il est donc d’abord venu avec « l’envie de rire des autres, de moi, de me remettre en cause dans le discours et de rendre un peu de tout ce que j’avais envie de rendre avant de quitter Sciences Po » .Le discours était surtout là pour faire passer un message et pas pour plaire au jury.

Enfin, si comme beaucoup, vous vous êtes posés la question de sa botte secrète, ce n’est selon lui pas la posture mais plutôt la passion. Son engagement précoce en politique lui a appris que la parole n’était pas qu’une façon de « faire le show » mais surtout « un moyen de persuasion au niveau local pour faire passer des choses qui font sens ».
L’adjoint au maire de Sens précise que le fait d’avoir été sur le terrain, plus près des gens et des choses, lui a permis de donner du contenu à la forme. C’est aussi l’avis de Bertrand Périer, le pape de l’éloquence sciencepiste, pour qui le plaisir qu’a Paul-Antoine à parler vient sans doute de « l’expérience que confèrent les campagnes électorales qu’il a menées ». En « vrai tribun d’estrade, Paul-Antoine à une capacité hors du commun à assumer jusqu’au bout le personnage qu’il s’est créé, celui de l’aristocrate réactionnaire. Sans doute parce que ce personnage est moins une invention qu’une caricature de lui-même … » ajoute-t-il.
« Paul-Antoine est un vrai tribun d’estrade, il une capacité hors du commun à assumer jusqu’au bout le personnage qu’il s’est créé, celui de l’aristocrate réactionnaire. Sans doute parce que ce personnage est moins une invention qu’une caricature de lui-même … » Bertrand Périer
Si, en revenant sur sa scolarité au collège universitaire, il se définit lui-même comme étant un « petit con », il sait gré à Sciences Po de l’avoir fait grandir par des rencontres particulières et grâce à sa 3A au Moyen-Orient qui l’a « beaucoup fait mûrir ».
Une institution qui, selon lui, apporte la passion : « la passion pour ce que je ne connaissais pas, pour ce qui était totalement étranger, celle d’aller à la rencontre de ce qui est différent ». Il insiste sur le fait que les élèves doivent jouer le jeu et s’investir, que ce soit dans leurs cours ou dans la vie politique : « passionnez vous pour vos exposés et pour l’effervescence politique de Sciences Po : il faut que les élèves fassent de la politique, s’engagent et se battent dans les couloirs ».
Voir le discours de Paul Antoine de Carville à partir de 01″06″26
La politique est en effet le fil directeur de sa scolarité : cela commence par les mots de Richard Descoings lors de sa rentrée universitaire « les élèves doivent faire de la politique » et se reflète dans son souvenir le plus marquant au 27 rue St Guillaume, « un affrontement en Péniche entre l’UNEF et l’UNI, formant des chaînes humaines et chantant la Marseillaise (UNI) et l’Internationale (UNEF) au cours d’un débat sur l’identité nationale ».
Ce passionné de politique fait de l’humour et de l’humilité ses plus grandes armes. En effet, l’humour permet selon lui « d’amener un peu de légèreté en politique, là où les sujets sont parfois difficiles ». Quand on lui demande où il se situait par rapport à ceux qu’il moque, il répond spontanément : « en dessous ».
Se moquer des autres revient surtout à se moquer de lui-même, de cette génération dont il fait partie, cette génération de l’instantané qui selon lui a « besoin de revenir à l’essentiel : réapprendre à écouter, à lire, à penser ». Il indique lui-même qu’il faut « toujours rester à l’écoute des critiques et savoir d’où l’on vient ».

Qu’envisage-t-il pour son futur proche ? En plus de ses fonctions d’élu qui l’occupent quotidiennement, il lance aujourd’hui son site www.plantedesgraines.fr dont il nous livre tendrement la genèse. C’est le message d’une amie, fin août, composé d’une photo d’une petite tomate qui avait poussé toute seule sur son balcon qui a été un déclic. Passionné par cette petite tige verte qui fut « comme une révélation », il nourrit en profitant de la pluridisciplinarité des relations qu’il entretient à Sciences Po, cette petite graine qui mûrit dans sa tête. Aujourd’hui, vous pouvez aller sur sa boutique en ligne, réalisée avec l’aide d’une illustratrice, d’une journaliste et d’une Master en marketing, et vous procurer un de ses deux kits ou envoyer des graines à vos amis.
Pour ce qui est de l’éloquence, elle est pour lui « physique » et « quasiment charnelle ». C’est d’ailleurs de ce rapport physique qu’il tient sa posture « j’ai besoin de me sentir tout proche d’eux, de tenir, de sentir le public et de contrôler l’espace ». Pour lui, il faut se mettre en danger : « l’éloquence, ce n’est pas juste prendre des mots et les aligner dans de belles phrases : il faut penser ton art oratoire, créer cet équilibre, s’impliquer dans ses discours et les vivre physiquement ».
Bertrand Périer confirme amplement cette vision de l’éloquence : « la victoire de Paul-Antoine me semble tout à fait incontestable. (…) Il y a chez lui un évident bonheur de parler. Il ne manifeste aucune appréhension ». De bons conseils pour qui tentera cette aventure dans un an…
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3 Comments
clara a
très bonne article: d’une très bonne journaliste!! bravo à laure
Anonyme
Portrait de Paul Antoine de Carville ou quand la
péniche se mue en Pravda.
Moi je
Il faudra m’expliquer comment on peut avoir peur de Nathalie Saint-Cricq. J’hésite. Est-ce ses questions tellement impertinentes sur la couleur de la cravate d’Emmanuel Macron ou celle sur la femme d’Alain Juppé qui ont tant effrayé la France d’en haut que représente si bien le grand gagnant?